Sono quel che sogno

scritto da Fosco
Scritto 2 giorni fa • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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All'improvviso senza più le mie parole, ovvero come rinascere muto e logorroico. Quando sparisci da un sito letterario, evaporato senza preavviso.
- Nota dell'autore Fosco

Testo: Sono quel che sogno
di Fosco

Mi eran costate, sapete.

Le mille e mille parole strappate alla vita e messe lì, dove le credevo al sicuro. Poi qualcuno si era ricordato che con le parole son tutti più o meno bravi, e soprattutto che con le parole si può anche diventar simboli e quindi richiesti, adulati, blanditi, remunerati il giusto e anche più che il giusto. Tutta la nostra epoca strillata ha sempre più bisogno delle parole. C'è chi le urla da più di trent'anni, diventato ricco e famoso con greggi di pecore  e parole, c'è chi le spalma come una nutella afrodisiaca e obnubilante su morbidi succosi sandwich al burro onirico , c'è chi non sa di avere il potere delle parole , ma sa benissimo di avere la parola del potere. E quindi la può usare e ne può abusare impunemente, facendo franare tonnellate di fango maleodorante nella palude raffazzonata e stanca di un'Italia all'angolo e sulle gambe. Ma tant'è. 

Il potere sa usare la voce dei fatti solo quando si sente in pericolo, altrimenti ci sommerge di inutili parole e sillogistiche tesi che non cavano un microscopico ragnetto da nessun buco. Noi siam fatti così. Come le mosche ci diam da fare a stormi sulle personalissime appetitosissime rispettive pietanze favorite. Poi arriva chi decide di ripulire tutto, e stermina le mosche bianche e quelle nere. Io mosca ormai grigia , son stato "sterminato" all'improvviso tempo fa da un sito letterario che in 4&quattrotto aveva cambiato padrone senza salvaguardare gli utenti. Così sul blog , nel mio piccolo cassetto in cui pazientemente e faticosamente andavo stratificando mese per mese le mie ridicole per gli altri ma non per tutti fatiche letterarie, non mi è stato più possibile accedere  all'area personale.

Son rimasto congelato. Con il mio sorriso ebete e annesso berretto , come una lapide funeraria con diciannove Storiebrevi in commossa olografica a perenne memoria raccolta. Ora mi han ricondotto alla preistoria e rinominato ,o, meglio, trasformato in P0850, forse mio primissimo nick di un blog Karakiri di più di un decennio fa.  Ma sapete che vi dico? Che non m'importa un fico secco. Perchè di parole muoiono gli spiriti spenti, e senza parole erano le barzellette , e forse lo sono ancora, le più divertenti. In un mondo che non rimarrà mai senza parole. Neanche dopo quella che sa di definitivo come "Fine". Di un sogno? Di una via? No, solo di un'altra vita sprecata. Perchè di vite inutili si può morire, ma solo se si rimane senza parole. E io ne avrò  sempre.

Sono quel che sogno testo di Fosco
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